Tre giorni di trekking alle Cinque Terre

Volastra

Tre giorni di trekking alle Cinque Terre passano in un soffio e sicuramente ripartirai con la voglia di tornare per camminare lungo altri percorsi ai quali dovrai per forza rinunciare la prima volta e poi probabilmente anche per ripeterne alcuni.

Tre giorni per fare trekking e iniziare a scoprire le Cinque Terre sono per noi un minimo e questo articolo, che considera come punto di partenza degli itinerari Riomaggiore, è una semplice proposta per un programma che ti consenta di visitare i cinque borghi e percorrere alcuni dei più bei sentieri del nostro territorio, sapendo che ci sono molte altre opzioni!

Tre giorni di trekking alle Cinque Terre

Primo giorno

Il primo giorno potresti partire con il percorso ormai classico, il sentiero SVA che collega Corniglia a Monterosso: prima ricca colazione la mattina e poi treno fino a Corniglia, iniziando subito con del sano trekking vista mare.

Per la prima tratta fino a Vernazza impiegherai circa 90 minuti, camminando tranquillamente e godendoti il panorama e gli scorci sempre differenti curva dopo curva. All’arrivo, dedica del tempo alla visita del borgo e magari concediti un pranzo leggero in piazza e una pausa sugli scogli prima di ripartire.

La seconda tratta fino a Monterosso è un po’ più impegnativa, ma altrettanto spettacolare: circa 2 ore di cammino con un dislivello di 217 metri. Il paesaggio è da cartolina e anche in questo caso il consiglio e di godertelo, camminando tranquillamente.

All’arrivo potrai visitare Monterosso con calma e concederti una fine giornata in spiaggia prima di rientrare col treno, in tempo per aperitivo e cena a base di prodotti locali e piatti tipici.

* per questa prima giornata occorrerà acquistare una Cinque Terre Card MS treno.

Secondo giorno

Il secondo giorno ti proponiamo di percorrere a tratta Riomaggiore-Corniglia. Un itinerario decisamente più verticale, ma meraviglioso e all’insegna di vigneti e terrazzamenti.

Si parte con la Via Beccara, da poco restaurata e riaperta al pubblico: un’ora circa di cammino, o meglio di gradoni, tra le vigne e con vista mozzafiato. Dopo aver visitato Manarola, potrai ripartire alla volta dell’incantevole Volastra. Un’altra salita verticale tra le vigne prima della pausa pranzo.

Da lì, il sentiero per Corniglia parte dal piazzale della chiesa della Madonna della Salute, uno dei santuari mariani delle Cinque Terre. Poco più di un’ora tra vigneti a picco sul mare, alternati a bosco di pini, per terminare con uno splendido panorama dall’alto su Corniglia, che questa volta potrai visitare con tutta calma.

Al rientro, prima di cena, potresti concederti una visita a un vigneto con degustazione in cantina.

Terzo giorno

L’ultima giornata di trekking ti consigliamo di dedicarla a un itinerario leggermente meno battuto degli altri, ma assolutamente favoloso: quattro ore mezza di cammino tra Riomaggiore e Porto Venere, passando dal santuario della Madonna di Montenero e la mitica Monesteroli, con la sua vertiginosa e interminabile scalinata in pietra.

Il sentiero arriva in centro a Porto Venere, piccola perla del Golfo dei Poeti alla quale potrai dedicare qualche ora di visita dopo un pranzo a base di pesce sul lungomare. Consigliamo decisamente un rientro via mare, in tempo per goderti un’ultima serata alle Cinque Terre.

I terrazzamenti delle Cinque Terre

Volastra

I terrazzamenti delle Cinque Terre sono un’eredità del Medioevo, sono quello che ci ha plasmato, nutrito, reso speciali e che oggi ci garantisce un’identità e, in modo molto più concreto, di poter vivere a valle.

Volastra, i terrazzamenti delle Cinque Terre

La costruzione dei terrazzamenti delle Cinque Terre

Fino alla prima metà del secolo scorso la nostra economia era basata pressoché esclusivamente sull’agricoltura: vite, ulivo, alberi da frutto e verdura. Per coltivare questo territorio così verticale e roccioso, gli abitanti iniziarono a erigere chilometri di terrazzamenti sorretti da muretti a secco e disposti in fasce sovrapposte, partendo dal livello del mare, i ciàn.

Una grande opera di ingegneria ambientale ben illustrata nella seconda parte del video che trovi in questo articolo, stimata a oltre 4 milioni di metri cubi di muri a secco per ettaro, per oltre 3 mila metri lineari di muri per ettaro, per un totale di 6729 km. Superiore al raggio terrestre!

I nostri muri a secco hanno quindi un chiaro valore sociale e culturale e se vuoi saperne di più su questi aspetti e sul loro recupero il progetto Stonewalls for life fa al caso tuo.

Si calcola che fino alla prima metà del secolo scorso alle Cinque Terre ci fossero circa duemila ettari di uliveti, vigneti e orti, ma oramai ne restano circa 400, mentre nel resto delle terrazze la macchia mediterranea e il bosco hanno ripreso il sopravvento.

Ti consigliamo di dedicare pochi minuti a questo video storico dell’Istituto Luce, che mostra la costruzione dei terrazzamenti e illustra lo stile di vita passato delle Cinque Terre.

Se vuoi saperne di più sui luoghi delle riprese e le tradizioni mostrate in questo breve documentario siamo a tua disposizione.

I trenini delle Cinque Terre

Dagli anni ’80 l’applicazione di un minimo di tecnologia ha iniziato a facilitare il lavoro dei pochi che ancora oggi scelgono quello stile di vita: materiali e attrezzi più leggeri, ma soprattutto una rete di monorotaie sui cui si spostano cremagliere con piccoli vagoni merci. Sì, note come trenini delle Cinque Terre.

Non arrivano dappertutto, ma sono di grande aiuto, soprattutto in periodo di vendemmia, che un tempo implicava cammallare ceste d’uva per giorni, sulla schiena gli uomini e sulla testa le donne.

Con la monorotaia e l’abbandono dei ciàn di più difficile accesso sono sparite anche le vendemmie via mare, quando era più facile caricare le ceste d’uva sui gozzi ormeggiati sotto ai terrazzamenti più bassi che salire per raggiungere i sentieri e le scalinate interpoderali, oggi trasformatesi perlopiù in sentieri per il trekking. Stesso discorso vale per la raccolta delle olive in autunno.

Sacrifici e fatiche immani, che hanno portato Veronelli a definire i vignaioli del posto angeli matti, la cui opera salvaguarda lo splendido e fragilissimo territorio delle Cinque Terre.

Volastra

Volastra

Volastra è stata sede dell’insediamento originario di Manarola e il suo nome deriva da Vicus Oleaster, ovvero agglomerato dell’olio.

Un antico borgo a pianta circolare, probabilmente di fondazione etrusca e di successiva occupazione romana, oggi piccolo borgo collinare, conosciuto perché qui sorge uno dei santuari mariani delle Cinque Terre, ma anche perché da qui parte uno dei sentieri più panoramici del nostro territorio, tra vigneti, cielo e mare.

Cosa fare a Volastra

Oltre a perderti tra i violetti del borgo, degustare un bicchiere di vino delle Cinque Terre e ammirare il panorama, decisamente mozzafiato sia che si guardi verso levante sia che si volga lo sguardo a ponente, a Volastra non puoi non visitare il santuario di nostra Signora della Salute, risalente al X secolo e in stile romanico, con successivi inserti in gotico.

Volastra

La chiesa in realtà venne dapprima intitolata a San Lorenzo, patrono di Manarola, con un’attestazione del 1240, e solo nel XV secolo votata al culto mariano. La costruzione è a pianta quadrilatera con una sola navata e senza abside e al suo interno si venera un’immagine della Madonna, incoronata nel 1861.

Come arrivare

Volastra è raggiungibile anche in auto, percorrendo la Litoranea che collega i santuari delle Cinque Terre e partendo da La Spezia porta a Levanto. Una strada estremamente panoramica, ma abbastanza tortuosa e la cui carreggiata è in alcuni punti abbastanza stretta. Puoi anche arrivarci con un autobus ATC oppure con una navetta di di Explora 5 Terre.

Se invece ti va di fare un po’ di sano e scenografico trekking, puoi incamminarti e imboccare il sentiero presso il parcheggio di Manarola. Dopo un primo tratto a gradini, parallelo alla strada, il sentiero costeggia i tipici terrazzamenti misti a macchia mediterranea e, una volta attraversata la strada in località Piè di Fiesse, si trasforma in una lunga scalinata verticale tra vigne e olivi che termina nel borgo, proprio di fronte a una provvidenziale fontana! La salita dura circa un’ora.

Manarola, storia e monumenti

Manarola

Manarola, il secondo borgo delle Cinque Terre partendo da levante, amministrativamente dipende dal comune di Riomaggiore, ma ha una sua identità e sue peculiarità.

Si pensa che il suo nome derivi dal latino Manium arula ovvero “piccolo tempio dedicato ai Mani”, ma non si hanno conferme in merito. Alcuni storici sostengono che derivi da una vecchia forma dialettale Manaraea risalente a un più antico magna Roea, la grande ruota da mulino ad acqua.

Manarola

La storia di Manarola

Quello che sappiamo per certo invece che la sua fondazione è dovuta allo spostamento a valle degli abitanti di Volastra, antico insediamento romano e oggi frazione collinare. Venne poi abitato anche dalle popolazioni della Val di Vara. I primi documenti nei quali si trova menzione di Manarola datano della seconda metà del XIII secolo e trattano delle lotte tra la Repubblica di Genova e i Fieschi di Lavagna, battuti nel 1273 da una flotta di 14 galee.

Passato sotto Genova, il divenne uno dei maggiori produttori di vino ed olio della costa e, nella parte bassa del paese, si trova ancora oggi un vecchio mulino restaurato dal Parco Nazionale. Nel corso di questo periodo storico l’uomo iniziò realmente a modellare il territorio e l’agricoltura eroica che oggi preserva le Cinque Terre nacque allora, un terrazzamento dopo l’altro.

La storia moderna del borgo coincide con quella degli altri paesi delle Cinque Terre e di buona parte della Liguria. Va però segnalata l’evoluzione lato urbanistico, con la copertura del torrente che attraversa il paese, iniziata nel 1863 e conclusasi nel 1978. Negli anni 50 ad esempio era coperta solo piazza Innocenzo IV e i due lati del borgo scendendo fino alla Marina erano collegati da undici ponti in pietra.

I monumenti

Oltre ad ammirare le tipiche case torre genovesi, oggi variopinte, partendo dall’alto potrai visitare piazza Innocenzo IV, con la sua terrazza panoramica perfetta per ammirare il presepe luminoso di Mario Andreoli, ma anche sede del quattrocentesco Oratorio dei Disciplinanti, anche noto come oratorio della Santissima Annunziata o degli Azzurri.

Sempre sulla piazza sorge anche la chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine, nota come chiesa di San Lorenzo per il portale che ne raffigura il martirio, con la sua torre campanaria a pianta quadrata, anticamente una torre di avvistamento. Risalente al 1338, la chiesa a tre navate è in stile gotico genovese, con una facciata in arenaria locale decorata da un rosone in marmo di Carrara particolarmente elaborato aggiunto nel 1375, mentre l’interno barocco è caratterizzato da una copertura in volte a botte.

Anche Manarola aveva il suo castello, una fortezza difensiva nel cuore dell’odierno borgo, in via del Baluardo. Nel corso dei secoli l’edificio è però divenuto abitazione privata e oggi è riconoscibile solo per la forma arrotondata.

Lato mare

Cosa fare alla Marina di Manarola? Ammirare il borgo e rimanere incantati davanti al mare… da Punta Bonfiglio si gode infatti di una vista panoramica sulle case arroccate sulla scogliera, uno scorcio che avrai probabilmente già visto in note campagne pubblicitarie passate e sicuramente negli infiniti scatti pubblicati online da chi ci ha visitati prima di te.

Riviere,
bastano pochi stocchi d’erbaspada

penduli da un ciglione
sul delirio del mare

Qui sorge anche il cimitero del paese, anch’esso spesso immortalato perché in posizione estremamente panoramica e perché sulla sua facciata sono incisi i versi finali di Liguria, di Vincenzo Cardarelli. Non si tratta dell’unica poesia sui muri di Manarola però, alla fine di via Belvedere troverai, oltre all’immensità del mare, anche una piccola piazza dedicata a Eugenio Montale e una targa che riporta di versi di Riviere.

Santuario della Madonna di Montenero

Santuario della Madonna di Montenero

La Chiesa di Nostra Signora di Montenero è il santuario mariano che sovrasta Riomaggiore dominando tutta la costa delle Cinque Terre e offrendo un panorama mozzafiato, che dall’isola del Tino a oriente arriva a Punta Mesco a occidente.

Santuario della Madonna di Montenero

Si narra sia stata fondata a seguito del ritrovamento di un’icona bizantina portata da profughi greci in fuga da una persecuzione iconoclasta a inizio del XIV secolo e venne attestata per la prima volta nel 1335, ma la costruzione tale quale la vediamo oggi è frutto di svariate ristrutturazioni susseguitesi nel corso dei secoli. L’immagine della Vergine oggi venerata è in realtà un olio su tela del XVI secolo.

Il santuario è in festa per ben tre volte durante l’anno:

  • il 1° maggio, in occasione dell’inizio del Mese Mariano
  • la domenica e il lunedì di Pentecoste, con le celebrazioni che iniziano il sabato precedente, con una processione da Riomaggiore e l’esposizione degli ori di Montenero, gli ex voto locali
  • la quarta domenica di luglio, in occasione della Festa dell’Incoronazione, preceduta anch’essa da una processione il sabato

Come arrivare

Si può arrivare in prossimità del santuario in auto, parcheggiandola lungo la strada litoranea e terminando a piedi lungo l’ultimo tratto di sentiero SVA che sale alla chiesa. Lo stesso sentiero, costellato da tredici edicole votive e detto La Via Grande, parte da Riomaggiore, in località Lavaccio, ed è percorribile in circa un’ora e mezzo attraversando vigneti e macchia mediterranea.

Groppo

Groppo

Groppo è un piccolo borgo collinare, situato a mezza costa tra Manarola e Volastra, e prende il nome dall’omonimo torrente nei pressi dei quali è stato costruito. Composto da pochissime case variopinte, merita per la tranquillità e il panorama su vigneti e mar Ligure.

Cosa fare a Groppo

La risposta alla domanda “cosa fare a Groppo” è veramente facile: degustare vini delle Cinque Terre! Qui sorge infatti la Cantina sociale della Cooperativa Agricoltura Cinque Terre, che organizza visite e degustazioni tutto l’anno, anche su appuntamento. La visita dura un’ora circa e permette di scoprire le varie fasi di lavorazione e di coltivazione. Volendo aggiungere anche una visita ai vigneti, da concordare preventivamente, calcola una mezz’ora in più.

Poco distante da qui, in località Pié di Campu, potrai anche visitare uno dei più antichi mulini di Manarola, recentemente restaurato e gestito dall’Associazione Culturale Radici.

Come arrivare

Come Volastra, anche Groppo è raggiungibile in auto, percorrendo la Litoranea che collega i santuari delle Cinque Terre e partendo da La Spezia porta a Levanto. Una strada estremamente panoramica, ma abbastanza tortuosa e la cui carreggiata è in alcuni punti abbastanza stretta. Puoi anche arrivarci con un autobus ATC oppure con una navetta di di Explora 5 Terre.

Anche in questo caso però ti consigliamo una camminata: partendo dal parcheggio di Manarola sali mantenendoti sulla destra del torrente, fino all’incrocio con i sentieri 506V e 502 in località Piè di Fiesse, qui attraversa la strada e sali sulla sinistra attraverso l’uliveto seguendo le indicazioni per Groppo.

I santuari delle Cinque Terre

I santuari delle Cinque Terre

I borghi delle Cinque Terre sono sovrastati da altrettanti santuari mariani ai quali gli abitanti sono legati da profonda e autentica devozione. Sono tutti raggiungibili in auto, percorrendo la strada Litoranea e sono collegati ai rispettivi paesi da antiche mulattiere e tra loro dalla Via dei Santuari, uno dei percorsi di trekking più panoramici del levante ligure.

Abbiamo già parlato nel dettaglio del Santuario di Nostra Signora di Montenero a Riomaggiore e di quello di Nostra Signora della Salute a Volastra ed è tempo di presentarti anche gli altri tre luoghi di culto collinari.

Il Santuario di Nostra Signora di Soviore

Il Santuario di Nostra Signora di Soviore, 464 metri sul livello del mare, è il più antico santuario ligure, citato in un documento del 1225, e vi si venera una statua lignea rappresentante la Pietà. L’organo al suo interno è un Giousuè Agati del 1822.

Si narra che nel 629, durante l’attacco delle orde barbariche di Rotari gli abitanti fuggirono dirigendosi verso il mare e nel farlo seppellirono un’immagine della Madonna in località Fontanelle, subito sotto a Soviore. Dopo oltre un secolo, intorno al 740, un sacerdote a caccia notò una colomba bianca sparire dentro a un cunicolo, ne fu incuriosito e tornò l’indomani con degli aiutanti che scavando in loco ritrovarono la Pietà.

Sul luogo del ritrovamento venne edificata una cappella votiva, mentre la chiesa scrigno della Vergine venne eretta una cinquantina di metri sopra. Il culto prese tale importanza che nel XIV secolo la chiesa venne demolita e ricostruita, con la partecipazione di tutta la cittadinanza di Monterosso. Iniziarono anche la costruzione della del porticato adiacente il campanile e della foresteria per i pellegrini in cammino lungo la Via Romea, che collegava Roma a Santiago de Compostela. Nel Medioevo il santuario fu poi adibito a ricovero durante la Peste Nera.

Il Santuario di Soviore, ombreggiato da lecci centenari riconosciuti come alberi monumentali, è in festa tre volte l’anno: il 7 luglio, a celebrazione del ritrovamento, il 15 agosto, per la festa dell’Assunzione di Maria e la domenica dopo l’8 settembre.

Il sentiero che porta da Monterosso a Soviore parte in cima a Via Roma ed è tutto ovviamente in salita. Circa un’ora e mezza di cammino per 2.75km.

Il Santuario di Nostra Signora di Reggio

Il Santuario di Nostra Signora di Reggio, a 317 metri sul livello del mare, è datato 1248 e sorge all’ombra di cipressi secolari, uno dei quali è il più antico di tutta la Liguria.

L’insediamento di Reggio risale all’epoca romana, quando da importante crocevia commerciale si trasformò in agglomerato intorno all’anno Mille, prima di essere abbandonato per fondare Vernazza, più a valle.

La chiesa a tre navate e con pianta latina, presenta una facciata in stile romanico e il dipinto della Madonna Nera con il Bambino Gesù che vi si venera è del XIV secolo. Dal 1853 l’effige viene portata in paese ogni 25 anni e vi rimane una settimana, prima di essere trasportata nuovamente a Reggio con una solenne processione.

Gli abitanti del paese vi si recano molto di frequente, ma le festività ufficiali del Santuario di Reggio sono la seconda domenica di maggio, per la Festa del Cristo, e la prima domenica di agosto, Festa della Madonna di Reggio. Se sei alle Cinque Terre in queste date, ti consigliamo assolutamente una visita a Reggio, per un’esperienza decisamente autentica.

Il percorso verticale che da Vernazza porta al santuario parte dalla stazione è in realtà una Via Crucis, segnalata oggi come sentiero 508 (ex n°8). Una bella passeggiata di un’ora circa su un antico selciato, tra ulivi vista mare, cappelle ed edicole votive decorate con bassorilievi marmorei. All’arrivo si è accolti dall’acqua fresca di sorgente, per i vernazzesi l’acqua più buona del mondo…

Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie

Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a San Bernardino, a 390 metri sul livello del mare, è quello di epoca più recente, costruito agli inizi del Novecento in sostituzione di una cappella attestata fin dal 1584.

La chiesa è a una sola navata e a pianta rettangolare, con una facciata in stile romanico sovrastata però da una bifora gotica e accostata da un campanile piuttosto massiccio. All’interno, che ha subito varie modifiche, è conservata una tela raffigurante la Madonna col Bambino, incoronata nel 1874 e originariamente assemblata assieme alle due raffigurazioni di San Bernardo di Chiaravalle e San Bernardino da Siena. Attualmente l’icone della Madonna è collocata sopra l’altare mentre i due santi sono stati posti nei due ovali alle pareti laterali.

La leggenda narra che nel 1700 gli abitanti di Corniglia vi si recarono per restaurare un dipinto della Madonna trovandolo improvvisamente e miracolosamente intatto e dai vividi colori.

Da Corniglia al santuario, la cui festa si celebra l’8 settembre, si impiega circa un’ora e mezzo e il percorso parte appena fuori dall’abitato, imboccando il sentiero SVA in direzione Vernazza fino all’incrocio con il sentiero 507.

Vernazza, storia e monumenti

Vernazza

Vernazza è il quarto paese partendo da levante e dalla sua amministrazione comunale dipende anche il borgo di Corniglia. Primo borgo delle Cinque Terre, il castrum Vernatio è menzionato già in un atto degli Obertenghi nel 1080, e l’etimologia del nome deriverebbe dall’aggettivi verna ovvero del posto, mentre da Vernazza deriverebbe il vino vernaccia, che prodotto a Corniglia prese però il nome dal suo porto d’imbarco.

Vernazza

La storia

L’insediamento si sviluppò con lo spostamento a valle degli abitanti di Reggio intorno al 1016, dopo l’ultima spedizione pisano-genovese a sostegno della Sardegna per respingere i saraceni. Vernazza fu la base marittima degli Obertenghi, signori del borgo fino a tutto il XII secolo, quando la Repubblica di Genova ne fece una base marittima commerciale nel 1209, decretandolo feudo dei Da Passano dapprima e dei Fieschi successivamente.

Genova vi costruì sia un porto fortificato per l’approdo delle sue galee sia un cantiere navale per la loro riparazione. Della cinta muraria restano solo alcune porzioni, ben visibili quando si arriva a piedi da Corniglia, lungo il sentiero SVA, mentre sono state restaurate le torri di vedetta e il Belforte.

Sotto il dominio napoleonico da fine 1797, Vernazza fu annessa al Dipartimento del Golfo di Venere, di cui fu capoluogo dopo La Spezia e prima di essere inserita nel Dipartimento degli Appennini con il Primo Impero di Francia. Dal 1815 entrò a far parte del Regno di Sardegna, fino alla creazione del Regno d’Italia nel 1861. 

Cosa vedere a Vernazza

Il paese si snoda intorno a via Roma, frutto della copertura del torrente, dalla quale diramano dedali di carrugi e verticalissime scalinate.

Raggiunta la piazza principale, Piazza Marconi, dedica del tempo alla Chiesa Parrocchiale di Santa Margherita d’Antiochia, le cui fondamenta furono gettate direttamente sulla scogliera nel 1318, ma le cui varianti e ampliamenti si protrassero fino a tutto il XVII secolo.

In stile gotico ligure la chiesa dedicata alla patrona del paese presenta i segni delle maestranze antelamiche e dalle sue bifore si ha una visuale molto suggestiva sul molo e sul bastione genovese Belforte. Particolare la torre campanaria a base ottagonale e con balconata.

Sul lato opposto svetta il Castello Doria, la fortezza difensiva edificata dagli Obertenghi nel 1056 e poi sviluppata e ampliata da Genova. Ti consigliamo di salire al castello, non fosse che per scoprire il cuore dei viottoli del borgo e godere del panorama a 360° che si ha salendo in cima alla torre.

Dalla torre noterai anche il Torrione sul lato opposto del golfo e la chiesa del Convento di San Francesco, oggi sede dell’amministrazione comunale, ma il cui chiostro è spesso aperto e visitabile.

Corniglia, storia e monumenti

Corniglia

Corniglia è il borgo centrale delle Cinque Terre, l’unico arroccato sulla verticalissima scogliera e senza un approdo, dipende amministrativamente da Vernazza.

Arrivando in treno per raggiungere il borgo si deve salire lungo la Lardarina, una scalinata composta da 33 rampe e 377 gradini. Questo suo andamento a zig zag la rende però una salita abbastanza dolce e poi rampa dopo rampa si gode di uno splendido panorama… e se proprio sei colto da pigrizia o hai qualche problema di deambulazione puoi sempre usufruire del servizio di minibus che dalla stazione ferroviaria porta al paese.

Corniglia

L’insediamento ha origini in epoca romana e l’etimologia del nome, di cui si ha traccia anche in alcune anfore da vino rinvenute a Pompei, deriverebbe da quello della famiglia che la dominava, la Gens Cornelia. La storia, dal medioevo in avanti, è analoga a quella degli altri borghi e ne ha seguito le vicende e lo sviluppo, anche lato urbanistico e agricolo. Corniglia è ancora oggi circondata da vigneti e uliveti.

«E allora in una tovagliuola bianchissima gli portò due fette di pane arrostito e un gran bicchiere di vernaccia da Corniglia.»

(Boccaccio – “Decameron”, decima giornata, seconda novella)

Cosa vedere a Corniglia

Corniglia ha quella che si chiama una struttura a nastro, sviluppandosi lungo Via Fieschi, che porta dal centro storico alla scogliera a picco sul mare, attraversando il cuore del borgo, con i suoi negozi, i bar e i tanti scorci pittoreschi.

Partendo dall’alto, ti consigliamo di soffermarti ad ammirare il borgo visto dalla piazzetta della chiesa di San Pietro, patrono del paese. In puro stile gotico ligure, data del 1334, mentre il rosone in marmo di Carrara che ne adorna la facciata è un’aggiunta del 1351. Di almeno due secoli precedente invece il notevole fonte battesimale custodito al suo interno, così come notevoli sono le statue degli evangelisti e gli affreschi.

Scendendo e seguendo la via, si arriva in Largo Taragio, una piazzetta settecentesca sulla quale si affacciano diversi locali e l’oratorio dei Disciplinati di Santa Caterina dal cui spiazzo sul retro si ha una splendida visuale della costa.

Un’altra piazzetta imperdibile è la terrazza panoramica di Santa Maria, infondo a Via Fieschi e a strapiombo sul mare.

Monterosso, storia e monumenti

Monterosso

Monterosso al Mare, paese prediletto di Eugenio Montale, è la quinta delle Cinque Terre partendo da levante, la meno verticale e l’unica famosa anche per la sua spiaggia e gli storici stabilimenti balneari.

Il paese è composto da un borgo medievale, Monterosso, e da un’espansione di epoca moderna alla quale è collegata da una brevissima galleria o da una più panoramica scalinata, Fegina, sede dell’attuale stazione ferroviaria.

Monterosso

La storia

Stando a certe fonti storiche sulle alture di Monterosso sarebbe sorto un insediamento di epoca pre-romana, Albareto, mentre le origini dell’attuale borgo datano del IX secolo, come per Vernazza. Il paese, Monte Russo, è menzionato in un documento contabile degli Obertenghi del 1056, subito prima di passare sotto il dominio della Repubblica di Genova, come feudo dei Fieschi e poi dei Signori di Lagneto a partire dal XII secolo.

Sotto Genova il borgo divenne Podesteria del Capitanato di Levanto, conoscendo un grande sviluppo commerciale ed economico, come gli altri borghi della costa, con i quali condivide anche la storia moderna.

Cosa vedere a Monterosso

Oltre a gironzolare tra i carrugi e i coloratissimi negozi, a Monterosso non puoi non visitare la Chiesa di San Giovanni Battista, nel cuore del paese, in stile gotico genovese è datata della prima metà del XIII secolo, con la tipica facciata a paramento bicromo e l’imponente torre campanaria sita tra abside ed entrata.

A pochi passi da lì sorge l’Oratorio della Confraternita dei Neri ‘Mortis et Orationis’ del XVI secolo, in stile barocco e poco più distante l’Oratorio della Confraternita dei Bianchi o di Santa Croce.

Salendo sul colle di San Cristoforo troverai il Convento dei Frati Cappuccini, uno dei Luoghi del Cuore del FAI, e la Chiesa di San Francesco, di inizio XVII secolo, con al suo interno una Crocifissione attribuita a Van Dick.

Scendendo verso il mare si trova poi la statua di San Francesco e Torre Aurora, oggi ristorante-bar alla moda in posizione estremamente panoramica e romantica. La torre date del XVI secolo ed è una testimonianza dell’importante sistema difensivo del borgo.

Lasciata Monterosso per Fegina, all’estremità occidentale del lungomare, sorge la famosa statua del Gigante, un Nettuno di 14 metri da poco restaurato.

Il Parco Letterario Eugenio Montale

Il Parco Letterario Eugenio Montale, fortemente voluto da Parco Nazionale delle Cinque Terre, Società Dante Alighieri e amministrazione comunale, è nato in occasione dei 40 anni dal Nobel per la letteratura al poeta, per far rivivere le emozioni vissute a Monterosso da Montale e trasmesse dai suoi versi. Il simbolo di questo parco letterario è la pagoda giallognola o casa delle due palme, la residenza estiva del poeta sul lungomare di Fegina.

Meriggiare pallido e assorto
Presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi…

Il Parco e il comune organizzano passeggiate con guida lungo un percorso naturalistico-letterario amato da Montale, che consente di scoprire la bellezza di Monterosso e del paesaggio che la circonda, tra Ossi di seppiaMediterraneo, La Punta del Mesco, I limoni e Meriggi d’ombre.